2017-01-11 09:32:12 - A PROPOSITO DI CINGHIALI E CASTAGNE

In questa trascorsa calda estate garfagnina pare che ad attirare l´interesse delle associazioni agricole di categoria sia diventato "lo sparare addosso" ai cinghiali, agli ungulati ed ai lupi, forse facendo dimenticare così i veri problemi dell´agricoltura ai suoi associati, che sono da individuarsi principalmente nel prezzo dei cereali al minimo storico mentre aumenta costantemente quello dei mezzi tecnici, delle frodi in agricoltura sui prodotti di qualità come quelli a marchio D.O.P, I.G.P, biologici, della frutta pagata a prezzi stracciati, degli 8-10 passaggi che un prodotto agricolo deve compiere per giungere dal produttore alla nostra tavola a vantaggio dei grossisti e delle grandi catene di distribuzione, della eccessiva burocrazia in agricoltura per tutti gli adempimenti che un´impresa deve fare e spesso inutilmente. Potremo scrivere un trattato sui problemi che ogni agricoltore si trova ad affrontare quotidianamente e non mi pare che quello dei cinghiali sia al primo posto, tanto da occupare a giorni alterni le pagine dei giornali. Non gioverà mica a qualcuno, come al solito in Italia, affrontare sempre questo argomento?

Fra alcune verità e molte calunnie verso le squadre di caccia al cinghiale, di cui sono fiero di far parte, credo che la cosa più assurda che sia stata scritta racconta che la Farina di Neccio della Garfagnana D.O.P sarebbe a rischio di scomparsa a causa dei cinghiali che arrecherebbero più danni alle castagne del cinipide galligeno, noto insetto parassita delle gemme del castagno di importazione Cinese (importato dall´uomo e non dai cinghiali!).
È vero che la D.O.P Farina di Neccio della Garfagnana rischia di perdere la sua denominazione, ma certamente non per colpa dei cinghiali, bensì perché non c´è mai stato interesse negli agricoltori, o non sono stati sensibilizzati adeguatamente a certificare la propria produzione con tale marchio di qualità.
Pertanto se alcuni anni fa, sommando tutta la Garfagnana e la Media Valle del Serchio, l´areale della D.O.P appunto, vi erano una venticinquina di produttori e trasformatori certificati, ad oggi sono meno di cinque!!! Essendovi un così basso numero di produttori vi è un rischio concreto che la Garfagnana perda il suo marchio di qualità a cui conseguirebbe probabilmente un ribasso immediato del prezzo della farina di castagne locale.
Orbene nessuna delle imprese rinunciatarie ha mai incolpato i cinghiali sino ad oggi del loro recesso al marchio di qualità D.O.P, semmai alcuni si sono lamentati degli elevati costi di certificazione, dei controlli, del prezzo di mercato che non ripagava tale impegno e del cinipide galligeno negli ultimi anni!
Anche i castagneti situati in zone "Sus scrofa free", magari recintati, non sono oggi iscritti alla D.O.P., come mai? Vogliamo aiutare e capire veramente i motivi per cui gli agricoltori non certificano la farina o vogliamo fare solo propaganda?
Negli ultimi tre anni, ad eccezione dei comuni di Minucciano e Vagli di Sotto, nel resto della Garfagnana il cinghiale ha subito in primis della riduzione delle produzioni castanicole a causa del cinipide, con forte riduzioni numeriche dei suidi e delle loro catture, con spostamenti di branchi verso altre zone, fra cui le ampie aree boscate a querce caducifoglie o a lecceta dell´alta Garfagnana o della lucchesia.
Ancora non è stato scritto di cinghiali arrampicati sulle piante per mangiare le castagne prima che cadano a terra, ma ci siamo quasi, è stato scritto che fanno il bagno al mare nel livornese, omettendo
di dire che l´animale in questione, si era gettato nel mare perché impallinato da un bracconiere! Voi che avreste fatto?
I cinghiali uccidono la gente sulle auto! Dimenticando che le nostre strade si snodano perlopiù in aree boscate dove è normale e possibile che vi attraversi un selvatico, ed allora ci vuole anche prudenza da parte di chi guida ed una segnaletica adeguata, non trovate?
Un altro aspetto che non condivido affatto in questi articoli "da spiaggia" contro i cinghiali, è che in questi si vuole sempre contrapporre la categoria degli agricoltori con quella dei cacciatori, quando entrambe sono spesso unite assieme, sia perché molti cacciatori sono agricoltori o loro familiari, sia perché entrambe hanno la stessa passione è lo stesso interesse primario, cioè governare la natura per ottenerne i suoi frutti in abbondanza, raccogliendo il sovrappiù, ma senza danneggiarla irreversibilmente.
Il connubio caccia-agricoltura è inscindibile, senza entrambe non ci sarebbe né l´una né l´altra attività e la terra sarebbe dominata dagli animali feroci, proprio come ai tempi dei nostri antenati prestorici. Purtroppo l´abbandono dell´agricoltura montana costringe la selvaggina nelle macchie e nei giardini in prossimità delle città, in cui ancora si coltiva qualcosa o dove magari vi sono molti rifiuti urbani, ma lo stesso ha ben altre ragioni che non riguardano certamente il cinghiale che, semmai, è conseguenza e non causa del fenomeno dell´abbandono della montagna.
Il cinghiale dunque, questo simpatico animale ed anche carino da cucciolo, tanto che i seguaci della Coldiretti ne hanno portato una coppia in Piazza della Signoria a Firenze per fare più scenografia ed attirare l´attenzione dei media, non rappresenta oggi per la Garfagnana una minaccia, è l´animale selvatico simbolo della Toscana, non un parassita da distruggere, ma una risorsa faunistica da mantenere nel giusto carico sostenibile per il territorio, da contenere numericamente con la caccia in battuta (l´unica efficace) certamente, ma una specie da tutelare come tutte le altre, avendone pieno diritto in quanto ospite temporaneo, come noi, dello spettacolo della natura.
Autore:
Biagioni Pierangelo dottore forestale e cacciatore di cinghiale, cofondatore dell´Associazione Castanicoltori della Garfagnana promotrice della D.O.P. Farina di Neccio della Garfagnana, è oggi libero professionista e consulente di numerose aziende agro-forestali in Garfagnana.

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